L’AI? Decidiamo noi.
Niente paroloni, niente termini tecnici, niente fine del mondo. Cosa è #NonMiUserAI e perché — anche con un solo euro — ti conviene esserci.
Ti sei mai chiesto chi ha deciso?
Mandi un curriculum. Chiedi un prestito. Carichi una foto. Aspetti una risposta da un ufficio pubblico. In tutti questi momenti, oggi, può esserci un’intelligenza artificiale che guarda, calcola e decide qualcosa su di te.
Spesso funziona bene. A volte benissimo. E quasi sempre — questo è il punto — non te lo dice. Non sai che ha deciso una macchina. Non sai in base a cosa. Non sai a chi chiedere se la decisione è sbagliata.
Giusto. E quando la usi tu, sei tu a comandare: scrivi una mail più in fretta, cerchi una ricetta, ti fai spiegare una cosa difficile. Perfetto, continua pure.
Noi parliamo dell’altra metà della storia: i momenti in cui non sei tu a usare lei, ma è lei a usare te. E su quei momenti, oggi, non hai voce.
Vogliamo solo essere noi a decidere come entra nelle nostre vite.
E allora cosa vogliamo, in concreto
Tre cose semplici. Solo buon senso.
- →
Sapere. Se una macchina decide qualcosa su di me, voglio saperlo. Non è troppo: è il minimo.
- →
Capire. Se decide, voglio sapere perché — spiegato in modo che lo capisca chiunque, non solo un ingegnere.
- →
Poter dire la mia. Se la decisione è sbagliata, voglio poterla contestare a una persona vera.
Tutto qui. Non è una battaglia contro la tecnologia: è la stessa cosa che già diamo per scontata con la macchina, con i farmaci, con il cibo. Nessuno è contro le automobili — ma vogliamo le cinture, i semafori e le patenti. L’intelligenza artificiale merita lo stesso buon senso.
L’idea più ambiziosa
E se ce ne facessimo una nostra?
Oggi, per sapere come funziona un bonus, una scadenza, una legge, hai due strade: perderti tra mille siti pubblici, oppure chiedere a un’intelligenza artificiale straniera che non sai con quali dati risponde.
Noi ne immaginiamo una terza: un’intelligenza artificiale pubblica, costruita per i cittadini, che risponde solo sulla base di documenti ufficiali e ti dice sempre da dove ha preso l’informazione. Come è stata, settant’anni fa, la radio e la TV pubblica: un servizio di tutti, non di pochi.
Chiediamo un euro a un milione di persone.
Perché più siamo, meno qualcuno può comprarci.
Un euro è il prezzo di un caffè. Lo chiediamo apposta così piccolo: un movimento di cittadini non si fa con i soldi di pochi ricchi — si fa con la voce di tanti. Cento persone che danno diecimila euro possono cambiare idea e farci cambiare rotta. Un milione di persone che danno un euro, no.
Tocca a te
Bastano due minuti.
Non ti chiediamo di capire come funziona un algoritmo. Non ti chiediamo di avere paura del futuro. Ti chiediamo una cosa sola: di non lasciare che siano gli altri a decidere al posto tuo.